Stringi una bottiglia e senti una fitta sulla parte esterna del gomito? Apri la portiera dell’auto e quel dolore ti fa storcere la faccia? Probabilmente stai convivendo con un’epicondilite laterale — il cosiddetto “gomito del tennista”.
È una delle patologie che vedo più spesso nel mio studio di Rimini, soprattutto da aprile a settembre, quando ricominciano tennis, padel, lavori di giardinaggio e sessioni di palestra più intense. La buona notizia: se affrontata presto, risponde molto bene alla fisioterapia. Quella meno buona: aspettare aggrava le cose.
In questa guida ti spiego come riconoscerla, perché compare anche se non hai mai preso una racchetta in mano, e qual è il percorso di cura che propongo nel mio studio.
Cos’è l’epicondilite
L’epicondilite laterale è una tendinopatia dei muscoli estensori del polso e delle dita, che si inseriscono sull’epicondilo laterale del gomito (la sporgenza ossea esterna). Il muscolo più coinvolto è quasi sempre l’estensore radiale breve del carpo.
Il nome “gomito del tennista” è fuorviante: meno del 10% dei pazienti che tratto gioca davvero a tennis. Gli altri sono idraulici, falegnami, parrucchieri, dentisti, impiegati che usano il mouse otto ore al giorno, mamme con bambini in braccio, appassionati di lavori di casa nel weekend.
I sintomi che ti devono far pensare all’epicondilite
- Dolore localizzato sulla parte esterna del gomito, che a volte si irradia lungo l’avambraccio fino al polso
- Dolore quando stringi la mano, apri un barattolo, sollevi una tazzina di caffè, giri la chiave
- Debolezza nella presa: ti accorgi di lasciar cadere oggetti
- Dolore notturno nei casi più avanzati, soprattutto se dormi sul lato del braccio interessato
- Rigidità mattutina del gomito, che migliora muovendolo un po’
Il dolore tipicamente compare in modo graduale: non c’è un trauma preciso da raccontare. È questo il motivo per cui molti pazienti aspettano mesi prima di farsi vedere — e arrivano in studio quando il problema è già cronicizzato.
Le cause più frequenti
Alla base c’è quasi sempre un sovraccarico ripetitivo dei muscoli estensori. Le situazioni più comuni che incontro:
- Sport con racchetta (tennis, padel, squash) con tecnica scorretta o impugnatura troppo piccola
- Lavori manuali con prese ripetute, attrezzi pesanti, vibrazioni
- Uso intensivo di mouse e tastiera senza pause
- Sollevamento pesi in palestra con tecnica scorretta
- Lavori di giardinaggio improvvisi (potatura, zappatura) dopo mesi di inattività
In una buona parte dei casi contribuiscono anche fattori cervicali: una rigidità del tratto cervicale basso può alterare il funzionamento del nervo radiale e mantenere acceso il dolore al gomito. Per questo durante la prima visita non valuto mai solo il gomito.
Come faccio la diagnosi
Durante la prima valutazione utilizzo alcuni test clinici specifici che permettono di confermare la diagnosi senza ambiguità: il test di Cozen, il test di Mill, la palpazione mirata dell’epicondilo. Controllo sempre anche il rachide cervicale, la spalla e il polso, perché molto spesso il problema non è solo locale.
Nei casi dubbi o cronici può essere utile un’ecografia muscolo-tendinea: in pochi minuti permette di vedere lo stato del tendine, la presenza di calcificazioni o piccole lesioni.
Il trattamento fisioterapico nel mio studio
L’epicondilite risponde molto bene alla fisioterapia, soprattutto se affrontata nei primi tre mesi. Il mio approccio combina più strumenti, perché non esiste una cura unica per tutti.
1. Terapia manuale
È la base del percorso. Lavoro sui tessuti molli con massaggio trasverso profondo (Cyriax), mobilizzazioni del gomito e del polso, e sblocco della cervicale quando contribuisce al quadro. Senza riportare il tendine in condizioni favorevoli, qualsiasi macchinario serve a poco.
2. Tecar terapia
Particolarmente efficace nelle epicondiliti croniche, perché stimola la rigenerazione del tessuto tendineo. Nel mio studio uso una Human Tecar HCR 701 con cui imposto parametri specifici per la fase acuta o cronica del problema.
3. Laser terapia
Il laser ad alta potenza è utile soprattutto nelle fasi più infiammate, quando il dolore notturno è importante. Riduce l’infiammazione locale e accelera il recupero.
4. Esercizi terapeutici eccentrici
Questa è la parte che fa davvero la differenza nel lungo termine. Ti insegno una serie di esercizi eccentrici mirati per gli estensori del polso (i protocolli di Tyler sono i più validati in letteratura), da fare a casa quotidianamente. Senza questo lavoro attivo, il problema tende a tornare.
Quanto dura il recupero
Dipende soprattutto da quanto tempo convivi con il dolore prima di iniziare a curarti:
- Forme acute (meno di 6 settimane): in genere 6-8 sedute in un mese
- Forme subacute (2-3 mesi): 8-12 sedute in 6-8 settimane
- Forme croniche (oltre 6 mesi): il percorso si allunga, servono pazienza e costanza con gli esercizi
Quello che cerco di trasmettere a ogni paziente è che il tendine ha tempi biologici suoi: non si “guarisce” in due sedute, ma si recupera in modo solido se si rispetta il percorso.
Come prevenire le ricadute
- Riscaldamento specifico dell’avambraccio prima di sport o lavori manuali intensi
- Se giochi a tennis o padel, fatti controllare l’impugnatura della racchetta
- Pause regolari se lavori al computer o usi attrezzi vibranti
- Continua gli esercizi eccentrici almeno 2 volte a settimana per qualche mese dopo la guarigione
- Tutore o cinturino sotto-epicondiloideo nei momenti di carico più intenso
Quando prenotare una valutazione
Se il dolore al gomito ti accompagna da più di due settimane, non aspettare che si cronicizzi. Più presto si interviene, più rapido è il recupero.
Nel mio studio in Viale Spica 19 a Rimini eseguo la valutazione completa, ti spiego cosa sta succedendo nel tuo gomito e impostiamo insieme il percorso più adatto al tuo caso e ai tuoi tempi.
Hai dolore al gomito? Prenota una valutazione su studiophysio.it/prenota oppure chiamami al 339 234 3834.