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Differenze, campi d’uso e come scelgo il trattamento

Uso le radiali quando il bersaglio è superficiale, esteso o difficile da localizzare con precisione. In questi casi il loro difetto — la dispersione dell’energia — diventa un vantaggio clinico.

Indicazioni principali delle onde radiali

  • Fascite plantare: la fascia è superficiale e il dolore spesso diffuso dal calcagno verso l’arco plantare. Le radiali coprono bene l’intera area.
  • Epicondilite laterale (gomito del tennista) ed epitrocleite: inserzione tendinea superficiale, risposta clinica molto buona.
  • Tendinopatia del grande trocantere: zona ampia, bersaglio relativamente superficiale sul gluteo medio.
  • Trigger point miofasciali e sindromi dolorose miofasciali: il campo d’azione ampio e superficiale è esattamente ciò che serve.
  • Cellulite e edemi superficiali: applicazione estetico-funzionale, non tendinea.
  • Tendinopatia achillea non inserzionale: spesso il tendine è palpabile e poco profondo.

Le radiali sono anche la prima scelta quando il paziente non tollera bene il dolore intenso: il fastidio è più diffuso ma meno “pungente” rispetto alle focali ad alta energia.

Quando scelgo le onde d’urto focali

Le focali entrano in gioco quando ho bisogno di colpire un bersaglio profondo, piccolo e ben definito, oppure quando serve un’energia elevata per frammentare un tessuto patologico.

Indicazioni principali delle onde focali

  • Tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori: qui la focale è l’opzione d’elezione. La calcificazione deve essere centrata esattamente, di solito con ecoguida, e servono energie medio-alte per frammentarla. Le radiali non arrivano abbastanza in profondità e non concentrano l’energia a sufficienza.
  • Pseudoartrosi e ritardi di consolidamento ossei: il periostio è profondo, il focus deve essere chirurgico.
  • Tendinopatia rotulea (ginocchio del saltatore) e tendinopatia achillea inserzionale: il target è piccolo e spesso profondo rispetto al piano cutaneo.
  • Osteonecrosi asettica in fase iniziale (testa del femore, astragalo): applicazione ortopedica specifica.
  • Sindromi da stress tibiale (shin splints): lesioni periostee profonde.
  • Trocanterite profonda in soggetti di corporatura robusta in cui le radiali non raggiungerebbero il tendine.
  • Dolore neuropatico periferico localizzato e spasticità focale: applicazioni più recenti e specialistiche.

E quando uso entrambe

Molti protocolli moderni combinano le due tecnologie nella stessa seduta o in sedute alternate. Un esempio tipico è la fascite plantare cronica resistente: uso le radiali per trattare l’intera fascia infiammata e poi passo con la focale sull’entesi calcaneare se c’è una sperone o un ispessimento puntuale. Stesso ragionamento per una cuffia con tendinopatia mista calcifica e non calcifica: focale sul deposito, radiali sul contesto tendineo circostante.

Questa combinazione non è un vezzo tecnico: è il riconoscimento che la patologia tendinea raramente è puntiforme e quasi mai solo profonda.

Quando un paziente mi chiede se le onde d’urto fanno al caso suo, la prima domanda che mi pongo non è se usarle, ma quale tipo usare. Radiali e focali sono due tecnologie distinte, con indicazioni diverse, profondità di penetrazione diverse e meccanismi d’azione diversi. Confonderle è l’errore più comune che vedo fare — anche in ambito professionale. In questo articolo ti spiego cosa cambia davvero e quando scelgo l’una o l’altra nel mio studio di Rimini.

Cosa sono le onde d’urto in fisioterapia

Le onde d’urto extracorporee (ESWT, Extracorporeal Shock Wave Therapy) sono onde acustiche ad alta energia applicate dall’esterno del corpo per stimolare la guarigione dei tessuti muscoloscheletrici. Il loro effetto non è termico come la Tecar o gli ultrasuoni: è meccanico. L’onda genera uno stress meccanico localizzato che innesca una cascata biologica — neoangiogenesi, rilascio di fattori di crescita, modulazione dell’infiammazione, disgregazione di calcificazioni — e riduce la sensibilizzazione del nervo periferico.

Qui sta il bivio fondamentale: esistono due famiglie tecnologiche che vengono vendute entrambe come “onde d’urto” ma che in fisica applicata sono cose diverse.

Onde d’urto radiali: cosa sono e come funzionano

Le onde d’urto radiali (RPW, Radial Pressure Wave) sono in realtà onde di pressione balistiche. Un proiettile viene sparato da aria compressa contro un applicatore metallico che trasmette l’energia alla cute. L’onda si propaga in modo divergente, cioè massima intensità in superficie e progressivo decadimento in profondità.

  • Profondità efficace: circa 0-3 cm
  • Area trattata: ampia, diffusa
  • Picco di pressione: più basso rispetto alle focali
  • Sensazione percepita: colpo ripetuto, percussione, moderatamente fastidioso ma tollerato
  • Precisione: bassa — non serve un focus anatomico preciso

Tecnicamente sono pressure waves, non shock waves in senso stretto. È una distinzione di fisica, non di marketing: i due sistemi non sono intercambiabili.

Onde d’urto focali: cosa sono e come funzionano

Le onde d’urto focali (FSW, Focused Shock Wave) sono vere onde d’urto nel senso fisico del termine — generate con tecnologia elettroidraulica, elettromagnetica o piezoelettrica. L’energia converge in un punto focale preciso in profondità, come una lente che concentra la luce. Questo cambia tutto.

  • Profondità efficace: fino a 12 cm (regolabile)
  • Area trattata: piccola e mirata (punto focale di pochi millimetri)
  • Picco di pressione: molto più elevato
  • Sensazione percepita: puntura profonda, ben localizzata
  • Precisione: alta — richiede identificazione anatomica esatta del target, spesso con ecoguida

Le focali permettono di modulare sia la profondità del focus sia la densità di energia (EFD, Energy Flux Density) — un livello di controllo che le radiali non hanno.

Confronto diretto: radiali vs focali

CaratteristicaOnde radiali (RPW)Onde focali (FSW)
TecnologiaBalistica pneumaticaElettromagnetica / elettroidraulica / piezoelettrica
PropagazioneDivergente dalla superficieConvergente su punto focale
Profondità0-3 cmfino a 12 cm
AreaAmpia, diffusaPiccola, mirata
Energia (EFD)Bassa-mediaBassa, media, alta
Dolore al trattamentoModerato, superficialeVariabile, può essere intenso se ad alta energia
EcoguidaNon necessariaConsigliata o necessaria
Costo apparecchiaturaContenutoElevato

Cosa dice l’evidenza scientifica

Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 sul British Journal of Sports Medicine ha analizzato 56 studi su atleti e persone fisicamente attive, concludendo che le onde d’urto possono essere efficaci da sole nella fascite plantare, nell’epicondilite laterale e nella tendinopatia prossimale degli hamstring, e come adiuvante all’esercizio nella sindrome da stress tibiale mediale e nell’osteite pubica (Rhim et al., 2024, BJSM). Una metanalisi del 2024 su 16 RCT e 1093 pazienti con tendinopatia della cuffia dei rotatori ha mostrato miglioramenti statisticamente significativi nel dolore (VAS), nella funzione (Constant-Murley, UCLA, ASES) e nella rotazione esterna rispetto al gruppo di controllo (Xue et al., 2024, BMC Musculoskeletal Disorders).

Sul piano meccanicistico, uno studio sperimentale del 2023 pubblicato sul Journal of Orthopaedic Science ha documentato come le onde radiali inducano una degenerazione transitoria delle fibre nervose sensoriali cutanee con reinnervazione fra 14 e 28 giorni — uno dei meccanismi alla base dell’effetto analgesico che osserviamo clinicamente (Hiraoka et al., 2023).

In sintesi: entrambe funzionano, ma non sono interscambiabili. La scelta dipende dalla patologia, dalla profondità del bersaglio e dall’intensità richiesta.

Controindicazioni comuni a entrambe le tecniche

  • Gravidanza
  • Tumori nella zona di trattamento
  • Terapie anticoagulanti ad alto dosaggio o disturbi della coagulazione
  • Portatori di pacemaker (per le focali)
  • Infezioni attive locali
  • Applicazione diretta su cartilagini di accrescimento nei minori
  • Applicazione su polmoni, intestino, grossi vasi, encefalo

Quante sedute servono e cosa aspettarsi

Il protocollo tipico prevede da 3 a 6 sedute, una a settimana. Il miglioramento non è quasi mai immediato: il meccanismo è biologico-rigenerativo e richiede tempo. Spesso vedo i risultati migliori fra la quarta e l’ottava settimana dalla fine del ciclo, non durante. Questo è un punto che ripeto a ogni paziente in prima visita, perché chi si aspetta sollievo immediato dalla prima seduta rischia di abbandonare il trattamento troppo presto.

Le onde d’urto non sostituiscono la terapia attiva: abbinate sempre a un programma di esercizio terapeutico — eccentrici per i tendini, rinforzo progressivo, lavoro sul controllo motorio — il risultato è nettamente superiore rispetto all’applicazione isolata.

Nel mio studio a Rimini

Nel mio studio di Viale Spica 19, a Rimini, valuto caso per caso quale tipo di onda d’urto sia indicato — o se sia indicato in assoluto. Una fascite plantare giovane risponde spesso bene alle radiali. Una cuffia calcifica cronica ha bisogno delle focali. Una tendinopatia achillea in un corridore amatoriale può beneficiare di un approccio misto integrato con esercizio eccentrico e terapia manuale.

La regola che seguo è semplice: il macchinario è uno strumento, non la terapia. La terapia è il ragionamento clinico che sceglie il macchinario giusto, sul paziente giusto, al momento giusto.

Se hai un dolore tendineo o un’infiammazione cronica che non si risolve con i trattamenti finora tentati, puoi prenotare una prima visita e valuteremo insieme se le onde d’urto sono indicate nel tuo caso specifico.

Prenota una valutazione — Studio Physio, Viale Spica 19, Rimini
WhatsApp: 339 234 3834
Online: studiophysio.it

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la valutazione clinica diretta. Ogni paziente è unico: il trattamento viene sempre adattato alla situazione individuale dopo visita.

— Dott. Matteo Pantaloni, Massofisioterapista · Studio Physio Rimini


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